14 dicembre 2010: oltre alla fiducia (se si può definire tale) al governo Berlusconi è stato riconfermato lo scellerato attacco all'Università pubblica e, più in generale, alla cultura tutta. Forte di questa vittoria di Pirro l'esecutivo probabilmente porterà a compimento l'atto finale del suo processo di distruzione dell'Università pubblica, attraverso la calendarizzazione in Senato del DDL Gelmini e la sua sicura approvazione finale. Si preannuncia, inoltre, un periodo di profonda instabilità politica per il paese con una conseguente impossibilità a governare.
In un momento come questo, la nostra mobilitazione non può finire!
Non può che crescere il nostro sdegno per non essere stati minimamente ascoltati come movimento e, al contrario, per l'essere stati nuovamente etichettati come il solito gruppetto di “facinorosi che difendono lo status quo”. Le problematiche che abbiamo sottolineato sono, ora più che mai, attuali ed è nostra intenzione continuare a mantenere alta l'attenzione su queste tematiche fondamentali. Nonostante il DDL Gelmini rappresenti la minaccia più imminente, non è comunque quella che stiamo vivendo l'Università che vogliamo. Continueremo quindi a proporre un modello alternativo sempre nella convinzione della necessità di un'Università veramente PUBBLICA, LIBERA E DI MASSA!
Come studenti che vivono l'Università tutti i giorni, vorremo che si uscisse da questo clima di indifferenza manifestata da molti che ancora non percepiscono che il nostro non è mero allarmismo ma una denuncia della reale drammatica situazione del mondo accademico di oggi e di domani. E' in quest'ottica che non smetteremo di proporre iniziative di sensibilizzazione per continuare ad esprimere il nostro disappunto e per evitare che tali questioni passino in secondo piano. Ritenendo in questo momento più opportune altre forme di protesta, abbiamo deciso di disoccupare, a partire dal 15 dicembre 2010, il locali del Dipartimento senza tuttavia smettere di far sentire la nostra voce.
Collettivo del Dini | Ada Byron | A sinistra di Beppo Levi
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